L'ILLUSTRATORE SCANZONATO

di Fabio Buonocore.





Se vi dovesse capitare di incontrare il signor D. noterete il suo sorriso sornione, di chi bonariamente si diverte ma cela un abisso. Persona eclettica e dinamica, anche se ha movenze caute, il signor D. sperimenta, gioca, insegna, testa, escogita, produce, sta con la famiglia. Personalmente non mi è stato difficile intuire la sua essenza, già guardando i suoi disegni si percepisce. Fluttuanti balene sorridenti sorvolano fanciulle sinuose, pirati incandescenti propongono l’Avventura, mari di cristallo giustappongono il fremito della natura composta da variopinti abitanti alla fantasia umana che si incastona tra cielo-mare-terra come il miglior rubino in una collana regale. Le espressioni dei personaggi che inventa il signor D. ripercorrono il suo sorriso, i colori permettono un viaggio nel suo mondo incantato.
Cerchiamo di scoprire qualcos’altro facendogli alcune domande.


Le sue figure impalpabili hanno sempre un’aria ottimistica, i contorni  appaiono come limiti effimeri di un mondo che si fonde, quando disegna pensa a qualcosa su cui tuffarsi sopra?
Mi tuffo dentro la bellezza di poter creare dei mondi e dei luoghi che facciano volare la mente! Forse è per un inconscio rigetto per un genere d'illustrazione figlia dell’alta definizione, che lavoro per masse di colore e che lascio volutamente qualcosa di non finito...Mi piacerebbe far immaginare di più e forse cercare una maggiore indefinitezza pur nel realismo delle mie immagini: forse dovrei disegnare senza occhiali!

Le sue immagini colpiscono per poesia e intensità e hanno come ingrediente fortemente caratterizzante la composizione. Trovo molto interessanti le illustrazioni del libro "Fratelli d’italia" o "Salgari" editi da Rizzoli, per i piani narrativi e l’utilizzo del “tempo” all’interno dei disegni. Si sente più a suo agio in dimensioni come questa o dove le immagini hanno sequenze diverse? 
Cerco di calarmi nei racconti, di visualizzarli empaticamente e mi è sempre piaciuta l’idea di un flusso d’immagini e movimento che avevo già sperimentato su altri mezzi; una sorta di piano sequenza illustrato che forse deriva dalla passione per il cinema e il fumetto. Mi intriga pensare alle concatenazioni, al movimento, alla cadenza e mi piacerebbe avere più piani dinamici, ma non è una passeggiata (mi è capitato di perdermi!).Sicuramente è più semplice affrontare immagini singole.

Sapore antico e l’utilizzo sapiente del digitale. Da dove trae ispirazione una persona come lei?
Uhm... da tutto un po’. Da piccolo, mio padre ci disegnava aerei e non solo e una zia, molto brava,  fece il nostro ritratto e delle tavole a colori con i personaggi Disney... sicuramente qualche influenza hanno avuto... disegnavo sempre e con i miei fratelli ci si inventavano fumetti astrusi.
Se penso alle immagini delle mia infanzia e adolescenza, fino alla decisione di seguire un corso d'illustrazione dopo il liceo classico, mi vengono in mente in un elenco non esattamente cronologico: immagini a colori di vita sottomarina, libri d'arte d'ogni genere, le copertine dei gialli per ragazzi realizzate da Mulazzani e lo studio Ink, le bellissime copertine di Pinter per la Mondadori, il Corriere dei Piccoli e poi dei Ragazzi, i fumetti di Toppi, Russ Manning e i Marvel con i fantastici
disegni di Kirby, Buscema, Steranko e poi Corben, Miller e Sienkiewtz; Metal Hurlant, Linus, Alter Linus, Pogo.
Calvin and Hobbs;  pittori del rinascimento, Rubens, Hopper, NC Wyeth, Pyle, Rockwell, Holland, Seybol, Joyce; i cartoni animati Disney (Fantasia) e i Warner di Chuck Jones, come il Bozzetto di Vip e West and Soda, Topor.
E poi Kubrick, che mi folgorò a nove anni, Welles, Hitchcock, il cinema in generale... sicuramente manca qualcosa.
Pensavo di diventare fumettista e disegnavo solo in BN fin dall'asilo. La scuola Arte e Messaggio del Castello Sforzesco (centrale e storica scuola civica d’arti applicate che venne spostata da quella fantastica sede ad una decisamente anonima, grazie alla cecità di una passata giunta comunale...non potrò mai perdonare la stupidità politica!) mi introdusse al colore e per il resto mi comprai manuali di tecnica dell'acrilico e simili per cercare di conoscere possibilità espressive diverse... poi è arrivato il computer un crogiolo di tecniche e visioni.


Attraverso i suoi lavori appare limpido l’approccio stilistico. Proprio “l’enigma dello stile” spesso è legato a un discorso puramente commerciale allontanandosi da quel che è un modo d’essere. Da insegnante cosa direbbe ai tanti ragazzi che si approcciano con entusiasmo alla professione di illustratore?
Ah lo stile! Si sviluppa, si affina e può cambiare nel tempo; può inseguire esigenze commerciali, di “tendenza”, ed essere amplificato anche dalle proprie capacità nelle pubbliche relazioni (siamo degli imprenditori di noi stessi). E’ importante, necessario per essere riconosciuti e incasellati. Personalmente mi diverto a provare trattamenti o temi diversi. I ragazzi oggi hanno infinite potenzialità e basta guardare cosa si vede on line. 
Da buon matusa, sono convinto della necessità di avere avere buone basi classiche, poi... le prime parole che mi vengono in mente sono ricerca, comprensione e capacità di confronto; essere curiosi, copiare, sperimentare; capire e pensare l’immagine cercando punti di vista alternativi alla visualizzazione più ovvia... pensiero critico e pensiero laterale.






















Da qualche anno i software specializzati offrono ottime prestazioni in fatto di pittura digitale ma lei ha iniziato molti anni fa ad approcciarsi a questa tecnica. Cosa l’ha indotta a passare dalle tecniche tradizionali ai più moderni programmi in un periodo dove la tecnologia non era sviluppata come ora?
Grazie a un amico di allora avevo scoperto il mondo Apple, e guardando oltreoceano scoprivo un mondo nuovo che mi incuriosiva, solleticando anche la mia pigrizia di fondo.
Allora lavoravo su tela con acrilici e olii, avevo sperimentato diverse tecniche tradizionali imparate da autodidatta e sono sempre stato un po’ selvaggio nel metodo, quindi insoddisfatto.
Ho cominciato a usare un Mac nel '94 facendo piccole illustrazioni per una rivista di settore digitale, volevo provare altro e soprattutto aver modo di studiare un’immagine e poterla modificare a mio piacere. 
Di base non ho fatto che altro che trasferire il mio modo di lavorare dal tradizionale al digitale potenziandolo con le infinite possibilità di trattamento dell’immagine messe a disposizione dal mondo digitale. E all’epoca il programma più avanzato nella pittura digitale era Painter.
Non è stato facilissimo: allora i mezzi erano comunque limitati, la trasmissione dei dati lenta e soprattutto c’era una certa diffidenza per l’assenza di illustrazioni fisiche.

Con l’imperversare del digitale si corre il rischio di un appiattimento stilistico?
Se ci si affida a un uso superficiale dei programmi senza approfondimento, probabile; allora è fondamentale l’idea


Verso cosa secondo lei, dovrebbe orientare le ricerche l’illustratore del domani?
Come far muovere e vivere i propri lavori, esplorare lo spazio, 

La ringrazio per la possibilità che ha offerto a Lunch Break per quest’intervista e la disponibilità che mette a disposizione dell’Associazione Illustratori con il suo corso di pittura digitale. 
Grazie a voi: senza l'AI e le persone che ho avuto modo di conoscere frequentandola forse avrei fatto altro. Un riferimento da sostenere per il valore sociale di questa professione.


































Categories:

Leave a Reply