IL GIOCO E' UNA COSA SERIA

di Fabio Buonocore e Monica Menozzi


Un ingegnere? Più o meno. Un mago? Non saprei. Un illustratore!.... Mmm, non proprio. Ma allora chi è Dario Cestaro?
Il signor C. è un demolitore. “Un demolitore?!” mi direte. Si, il signor C., cari lettori, demolisce i confini degli stereotipi avvicinando il regno della fantasia pura, quella ludica, al quotidiano. I suoi intagli stupiscono i bambini e contagiano gli adulti. Come lui stesso afferma “il pop-up” arriva al lettore prima ancora dell’illustrazione perché salta fuori dal libro e stupisce, ma la sorpresa è per tutti, provare per credere. E’ l’unico architetto capace di costruire un castello per ogni persona… o un giardino o, perché no, un’isola, perché il potere dell’immaginazione è sorprendente quanto individuale.
Ricordo che da bambino passavo ore ed ore con una semplice macchinina in mano, null’altro, e con quella macchinina facevo viaggi incredibili ed ogni superficie sembrava disegnata per essere solcata dalle sue ruote. Nel gioco non è “cosa” fai che conta, ma il “come”, è questo ciò che rende il gioco una cosa seria.


Ciao Dario e grazie per esserti reso disponibile a questa intervista. Iniziamo col chiederti subito: ma quanto ti diverti nel tuo lavoro? Una domanda retorica ovviamente, la risposta è palese: moltissimo! Da quanti anni lavori nel settore dei libri gioco e pop-up?
Ho iniziato a progettare giocattoli per la Mattel 13 anni fa, mi occupavo di piramidi, sfingi, mummie e soldatini per la linea Great Adventure della Fischer Price. Ma ogni tanto mi passava tra le mani anche qualche progetto Barbie.Poi ho intrapreso la strada dell'illustrazione e circa 8 anni fa ho esordito con il mio primo libro pop-up. Andò bene e da allora ho continuato a maneggiare carta, forbici e colla.
Spiegaci come nasce una tua creatura: come avvengono il concepimento e la gestazione?
L’ispirazione per un progetto può nascere in svariati modi: una suggestione cartotecnica, la scoperta di un particolare effetto emozionante come nel caso dell’abbinamento carta e luce, oppure un’idea di gioco.Qualunque sia l'origine di un'idea, la sintetizzo subito in un concept, che esprime l’identità del libro. In sostanza mi chiedo: Che libro sto realizzando? A chi è rivolto? Come desidero che venga recepito dal lettore? Che emozione mi immagino avrà il lettore quando lo incontrerà? Perché dovrebbe essere interessante? Credo che avere un concept ben strutturato sia particolarmente importante nei libri pop-up, che visto il grosso costo di produzione che hanno alle spalle, sono da considerarsi come dei blockbuster, cioè progetti che si rivolgono ad un’ampia fascia di pubblico. Insomma POP!


I tuoi progetti nascono in modo autonomo da idee tue, arrivano a maturazione e poi vengono proposti a un editore o sono invece frutto di esigenze editoriali che devono trovare una soluzione magica attraverso di te?

Alcuni titoli mi vengono commissionati direttamente dalle case editrici, ma gran parte dei libri che realizzo nasce nel mio studio e poi arriva come proposta nel tavolo degli editori. La gestazione è più lunga e incerta ma da anche più soddisfazione. In alcuni casi si va subito in stampa, altre volte i progetti passano di tavolo in tavolo, attraversano stati se non continenti e possono giacere mesi o anni in qualche scrivania (o sgabuzzino) di redazione, fino a che una mail non ne risveglia l’interesse. Durante questi traslochi i progetti subiscono importanti modifiche, maturano e migliorano. Trovo che la distanza sia benefica, permette di tornare ad un progetto con occhi freschi e nuovi, capaci di individuare difetti prima invisibili.Ho imparato che il modo più sereno di vivere queste separazioni é di lasciare i progetti e non pensarci più fino alla data di scadenza in cui si è fissato un feedback. Senza maturare aspettative. Le risposte degli editori possono essere spesso incerte e non puntuali, meglio concentrarsi su altro.
Come trovi l’ispirazione, hai una tecnica particolare? Abbiamo visto che alla fine tutti i professionisti prima o poi ne sviluppano una personale: precisa ed efficiente, spaziando dallo scrivere parole o concetti antiteci, allo scarabocchiare senza sosta fino ad arrivare a una specie di stato di trance, al prodursi in una ricerca iconografica più possibile meticolosa, estesa e capillare…insomma ognuno ha la sua strategia: tu come accendi la lampadina?
Penso ormai di avere il cervello impostato: lavora da solo. Io devo solo avere sempre a disposizione un taccuino dove annotare le idee prima che svaniscano.… perchè altrimenti svaniscono!Più che altro è l’emozione ad andarsene, e quella va subito impressa nel taccuino.
Come ti muovi nella fase tecnica della progettazione tridimensionale? Che programmi utilizzi, quali sono le competenze indispensabili per muoversi in questo settore? Quanto conta l’ingegnerizzazione del progetto? Come avviene?


Uso illustrator per i tracciati di fustella, photoshop per ritoccare le illustrazioni adattandole ai segmenti di carta.L’ingegnerizzazione avviene in molte fasi, e con molti errori, anzi diciamo con molti tentativi errati che servono ad individuare la via corretta.Si illustra una forma 3D composta da vari segmenti di carta. Ma ogni pezzo viene disegnato individualmente e in posizione appiattita. Quando si va a ricomporre il tutto spesso il risultato sono occhi storti troppo distanti o troppo vicini, bocche con tutt'altra espressione rispetto a quella prevista. E così bisogna tornare indietro e correggere.
Quanto incide la capacità di relazionarsi con tutte quelle figure professionali che collaborano poi alla buona riuscita del “prodotto” e quali sono? Raccontaci un po’ degli aspetti più squisitamente cartotecnici…e delle competenze necessarie: hai un rapporto molto stretto con gli stampatori o sono aspetti che non ti riguardano… sei uno che deve seguire il lavoro fino alla stampa oppure esaurito il progetto iniziale hai bisogno di mettere subito la mente a macchinare sulla progettazione di qualcos’altro?
I tempi di lavorazione di un libro pop-up sono molto lunghi e discontinui. Una volta consegnato e approvato il progetto cartotecnico senza le illustrazioni (per le quali è stata comunque fatta una prova a parte), questo viene spedito in oriente dallo stampatore per essere quotato. Cioè lo stampatore verificherà la fattibilità del progetto ed il costo di produzione. Perchè in oriente? Perchè i libri pop-up sono assemblati a mano, quindi per mantenere un prezzo di copertina accessibile, possono essere prodotti solo in paesi dove la manodopera ha un basso costo.: Cina, India, e Tailandia. Passano uno o due mesi, arriva il dummy quotato. Si decide cosa tenere cosa sintetizzare, cosa amputare e parte la realizzazione. Più o meno altri due mesi. Ovviamente qui do un esempio generico, perché ci sono libri più impegnativi e libri più semplici. Finito il libro vengono consegnati i files alla casa editrice. Ci lavora il reparto grafico, la redazione come in qualunque libro, ma poi il tutto riparte per l’oriente dove verrà stampato. Prima che ci si riveda in libreria passano circa 6 mesi, in cui sono compresi i tempi di trasporto in nave e il passaggio alla dogana. Lavori a uno o a più progetti contemporaneamente? Assolutamente a tanti progetti in contemporanea, sia per i motivi detti qui sopra, sia perché mi aiuta a tenermi fresco e motivato.
Ora come mai i piccoli lettori hanno bisogno di ricevere forti stimoli visivi e di essere coinvolti attivamente per essere conquistati da un libro: La competizione con i giochi interattivi e le applicazioni per i dispositivi mobili è sempre più serrata… Secondo te è cambiato il bisogno che sta alla base della fruizione del libro? Trovi che ci sia una sostanziale mutazione in atto nella domanda, con una possibilità di dover soddisfare con sorprese sempre maggiori, complicazioni ed “effetti speciali” un piccolo pubblico sempre più ansioso di divertirsi e meno paziente nell’apprendere? Non pensi che ci sia un problema di escalation, per intenderci?
Si mi sembra evidente che il modo di comunicare e leggere sia molto cambiato. Con i tablet e internet possiamo accedere a tutto in un batter d’occhio. La moltitudine di attività e stimoli che vengono offerti se non imposti ai bambini hanno alzato l’aspettativa di divertimento. Sento dire da molte maestre che i bambini d’oggi sanno fare molte cose ma hanno tempi di concentrazione più brevi, e lo riscontro anche in mia figlia. Ci sono libri scritti calcolando che ogni 6 righe debba succedere un avvenimento importante in modo che il lettore sia costantemente stimolato. I libri pop-up per la loro natura sorprendente, si inseriscono bene in questo contesto, conservando in se anche l’inventiva di meccanismi realizzati con un materiale povero e alla portata di tutti: la carta.
Suppongo che la concorrenza mondiale proprio per i punti di cui sopra sia in costante aumento in questo settore. E’ un effetto che avverti? Ti rivolgi a un mercato prettamente italiano o in caso contrario, come ti proponi all’estero? Utilizzi un agente o i tuoi titoli vengono acquistati nel mercato extra-nazionale con diritti secondari dagli editori esteri interessati all’interno delle grandi fiere di settore?
Mi piace proporre personalmente i miei progetti, l’ho fatto fino adesso principalmente in Italia e meno all’estero. Un agente però mi farebbe molto comodo, è che trovarlo è già un lavoro di per se, ed il tempo è poco. Aspetto che mi capiti l’occasione di un buon contatto.
Chiudo con una domanda spinosa ma che reputo importante perché può essere di stimolo a tutti coloro che hanno letto questa intervista fino a qui proprio perché stanno magari valutando o cercando un imput per intraprendere questa strada….mi sembra ovvio che lavori parecchio e con soddisfazione. Posso essere indiscreta e chiederti se anche la soddisfazione del profitto è di pari intensità? Consiglieresti questo lavoro dal punto di vista economico?
Mi reputo fortunato a vivere di questo lavoro. Non mi ha (ancora) arricchito, ma mi ha fa vivere discretamente. Penso che il mondo della cartotecnica, offra tante applicazioni e ci sia ancora molta ricerca da poter fare. Come in tutti i lavori da liberi professionisti è necessario avere capacità, ma anche molta determinazione, nel caso di mestieri artistici aggiungo l’esigenza espressiva . Se una persona possiede queste caratteristiche, certo che glielo consiglierei.
 Grazie per il tuo doodle per Lunchbreak, per le tue risposte e per la tua gentilezza,a presto Dario!
 Grazie a Te   : )






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