NEROSUNERO
di Sonia Pippinato (di Storie da Urano)
e Monica Menozzi.
Il
mese di Novembre su LunchBreak è accompagnato dal doodle di un illustratore e
pittore digitale molto particolare, un italiano che vive a Dublino.
Lo
abbiamo scelto come illustratore del mese per introdurre la tematica della
contaminazione tra illustrazione e finearts, e anche perché ci è appena giunta
comunicazione di una sua importante mostra a Roma, (Galleria 6° Senso,
inaugurazione con l’autore il 10 Novembre alle 18.30)
Speriamo
con questo articolo/intervista di apportare anche un ulteriore spunto di
riflessione rispetto alla definizione di AUTORE (come sapete tema caldo e
oggetto prioritario del Convegno AI di Lucca 2012)
CHI
E' NEROSUNERO?
Nerosunero è Mario Sughi, artista e
illustratore con studi in storia medievale. Ci racconterà in che modo la sua
arte e in generale la sua visione siano naturalmente pregni dei suoi studi e
dei consigli del padre, il pittore Alberto Sughi.
Mario Sughi è nato a
Cesena nel 1961 e vive a Dublino da 26 anni. È membro dell’IGI (Illustrators Guild of
Ireland), dell’AI
(Associazione Illustratori Italiani), e del gruppo redazionale di Don Quichotte Magazine. Ha collaborato come
umorista con le riviste di satira il MALE e ZUT. Sul finire degli anni Ottanta
produce la sua prima raccolta di comics intitolata “Sabato e Domenica”. Poi si
trasferisce a Dublino dove, dopo aver completato un Dottorato di Ricerca
presso il dipartimento di Storia Medievale del Trinity College nel 1995,
pubblica per Ernesto Editando la sua seconda raccolta di comics “Aspettando Van
Peta”, prima di dedicarsi interamente all’illustrazione e all’arte
digitale. I suoi lavori tendenzialmente minimalisti, ricchi di colori e ironia
sono stati pubblicati e inseriti in cataloghi dell’illustrazione e presentati
in gallerie d’arte in America ed Europa.
Potete
scoprire le opere di Mario su www.nerosunero.org

Ciao
Mario, hai studiato lettere, poi storia medievale e ora ti occupi di raccontare
storie immaginarie. Le tue “storie” - ergo le tue illustrazioni - sono
immaginarie/immaginifiche o ripeschi gli eventi semplicemente nei meandri della
tua mente?
Sembrano storie, ma non lo sono. Il fatto è che quando su una
pagina si affiancano delle figure inevitabilmente (volente o meno), ne nasce
una narrativa. Sono solo immagini. E a parer mio le immagini fanno sempre parte
prima di tutto del mondo astratto. È vero pero’ che sono immagini che si
riferiscono alle persone e luoghi che io abito e frequento. Per questa
ragione i miei lavori potrebbero appartenere allora anche ad un certo tipo di
realismo.
Studiare
storia medievale ti avrà portato inevitabilmente a chiederti il perché degli
avvenimenti, ma soprattutto a darti delle risposte, o meglio: ti offriva gli
strumenti per capire più accuratamente le situazioni Credi che possa partire da
qui il tuo modo di disegnare? Anche le tue storie sono ricche di spunti che
vanno al di là di quello che si vede: si percepiscono gli umori, le sensazioni,
i movimenti. Quasi si intuisce tutta la scena.
Forse nell’illusione di diventare maestro della propria vita
l’individuo cerca continuamente di creare e riaggiustare la propria immagine.
Allo stesso modo si comporta le società che, oltre alla propria, elabora e
rielabora immagini appartenute ad altro o al passato. Questo rielaborare è
propriamente il compito dello storico. Un’immagine comporta vari livelli di
distorsione e anche quella più rassomigliante può essere fuorviante: ciò non
toglie nulla al fatto che un’immagine sia qualcosa di molto influente, anzi lo
prova una volta di più. L’immagine del mondo che lo storico crea per essere
attendibile deve sembrar veridica. Chi disegna o dipinge si preoccupa di
assicurare la credibilità delle immagini che crea, soprattutto di natura
estetica. Credo che molti grandi dipinti, inclusi veri capolavori assoluti del
presente e del passato, siano ricchi di significati morali, esistenziali,
filosofici, psicologici. I miei lavori no, credo infatti che non abbiano alcun
significato se non sotto un punto di vista formale. Tutto ciò forse li rende un
po’ più veri e misteriosi.
Sei
figlio d’arte, c’è qualcosa che tu ritieni di aver assimilato dal lavoro di tuo
padre? Ti ha mai dato dei
consigli, non so, tecnici, di composizione?
Quando vivevo a Roma, andavo spesso nel suo studio di via del
Circo Massimo e a volte provavo a dipingere con gli acquerelli: mio padre si
avvicinava e le uniche due cose che mi diceva era di stare più leggero coi
colori e di fare pennellate lunghe in modo da assicurare un colore ben fluido.
Nient’altro. Più tardi lo sentii dire ad altri giovani pittori che lui non
aveva nulla da insegnare e che un pittore può solo insegnare alla sua mano, e
che si può imparare guardando attentamente il lavoro degli altri. Ho sempre
guardato mio padre al lavoro, aveva e ha una tale facilità nel disegno e nella
pittura che non è proprio così semplice imparare semplicemente osservandolo. Ho
visto altri pittori che partendo da schemi geometrici tracciano una
composizione ben definita sulla tela, poi la perfezionano, la colorano le a
completano. Un processo lineare logico e sicuro che si ripete per ogni nuovo
lavoro. Sughi invece affronta la tela come un veliero che affronta il mare
aperto, se lo guardi non sai mai cosa succederà dopo. Non ha modelli,
improvvisa, cambia direzione, dipinge veloce, dopo un’ora il quadro potrebbe
essere finito o magari invece ci lavorerà sopra ininterrottamente per un’altra
settimana. La cosa sorprendente è che il lavoro quando è finito rimane fresco,
improvviso, come se fosse stato fatto di getto. Come fa? Non lo so. Per me
rimane un mistero.
Hai
lavorato per il “Male”, una delle più importanti riviste satiriche italiane,
cosa ricordi di quel periodo? Da qualche mese il “Male” è - come dicono loro -
resuscitato, ritorneresti a collaborare?
No non ci tornerei, ma loro non mi chiamerebbero nemmeno.
Solo Vincino e forse Jacopo Fo probabilmente si ricorderanno ancora di me. Io
ero molto giovane, il più giovane di tutti quando arrivai, e stetti con loro
per un anno, l’ultimo anno del Male tra il 1979 e il 1980. Scrivevo delle
piccole storie umoristiche di un quarto di pagina e le accompagnavo con qualche
fumetto. Mi piaceva moltissimo andare al Male, mi ricordo che quando ci
sedevamo tutti insieme per le riunioni redazionali dopo qualche minuto tutti i
disegnatori, Perini, Angese, Vauro, D’Alfonso, Jacopo Fo, iniziavano a tirare
fuori i loro pennarelli e blocchi di carta formato A3 e iniziavano a disegnare.
Era una sensazione stranissima. Lo stesso accade ancora oggi quando ci
incontriamo per le nostre riunioni con gli illustratori qua a Dublino. Dopo
cinque minuti c’è una persona che parla e tutti gli altri che disegnano.
Bellissimo. Il Male (e poi ZUT con Pino Zac), rimane una grande esperienza, mi
ricordo di gente che possedeva una fantasia da rimanerne incantati come Piero
Lo Sardo, Sergio Saviane e la bellissima figlia Caterina che mi regalò il
suo romanzo Ore Perse. In tutti modi oggi per me non avrebbe più alcun senso
rifare quella esperienza. Impossibile. Io rimango molto vicino al mondo dei
cartoons comunque, mi piace molto e mi diverte, partecipo ogni a tanto a
concorsi, disegno e collaboro attivamente con DonQuichotte Magazine, una
rivista di cartoonist internazionale con sede a Stoccarda in Germania.
Il
tuo non è propriamente l’attuazione di un piano B, sembra piuttosto una svolta
del destino, quando hai pensato “ecco, posso vivere di questo”?
È abbastanza normale che ognuno provi a confezionare una
bella immagine di sé stesso. Per far si che questa immagine trovi maggior
credito le si possono affiancare dei bei progetti e dei grandi piani (A B C).
Ma sento l’inutilità di fronte a tutto questo affannarsi: questa è la
ragione di questi miei disegni che esistono anche senza un significato.
Quali
sono le tue ispirazioni? Parlaci dei tuoi guru, dei tuoi maestri, dei libri che
ti hanno cambiato la vita…
Per quanto inizialmente sia un illustratore e un fumettista,
sono i pittori quelli a cui più guardo. Di Alex Katz mi piace tutto, e anche di
Wayne Thiebaud di Hockney mi piacciono
tantissimo gli anni ‘60 e ‘70, e i ritratti. E mi piacicono Francis Bacon e
Kitay. Poi mi piacciono gli scrittori classici e fra questi i miei preferiti
sono Kundera, Kafka e Tolstoy. Tra gli illustratori italiani prediligo
Emiliano Ponzi, Alessandro Gottardo, Guido Scarabottolo, Marco Ventura e Noumeda
Carbone.
Le
persone che illustri sono molto cool, sembri dedicare molta attenzione ai
particolari, al loro abbigliamento, ai luoghi, come trai ispirazione?
Si è proprio vero, ma è anche normale perché uno prova a
disegnare o dipingere il mondo in cui vive e, a parer mio, il modo di vestire e
certe gestualità sono le cose che contraddistinguono meglio una persona. E
allora cerchi di prestare molta attenzione a questi elementi nella speranza di
coglierli bene.
Fra
tutte le tue illustrazioni, qual’è quella che senti più tua?
Forse Grass.
Dal
punto di vista tecnico, che soluzioni hai trovato per stampare le tue illustrazioni,
soprattutto quelle in grande formato?
I lavori sono tutti lavori esclusivamente digitali creati con
una tavoletta grafica Wacom Intuos 4 A4.
Sia grandi che piccoli i lavori sono sempre stampe da files
creati in Adobe Illustrators.
Se si tratta di lavori per Gallerie d'Arte o in tutti i modi se
si tratta di Grafica d'Arte, stampiamo tutto e sempre su carta.
Generalmente stampo su Photo Rag 308 Gms Hammermühle Fine Art
Paper.
Con questa carta stampiamo a getto d'inchiostro e a lavoro
ultimato mi piace sempre metterci una cornice leggera e un vetro.
Si tratta di grafica dopotutto e il vetro sta bene ed e'
protettivo, essendo i materiali, inchiostri e carte, molto delicati.

Tutte le stampe sono Edizioni Limitate di 7 esemplari unici
firmate dall'autore.
Il prezzo varia dalle dimensioni.
E per
concludere, ci racconti che storia c'è dietro lo pseudonimo
"Nerosunero"?
Tra tutti gli scrittori italiani del
Novecento il mio prediletto è Leonardo Sciascia. Oltre che romanziere e
saggista, compilò sul finire degli anni ’80 una raccolta che intitolò “Nero su
nero”. Si è sempre detto che lui, come altri siciliani, avesse questo grande
talento per l’ironia e questo Nero su nero lo spiegava “come il nero
dell’inchiostro sulla nera pagina della realtà”, che vuole dire che tu scrivi
ma poi è difficile decifrare ciò che scrivi. Come del resto l’ironia, è
difficile decifrarla. Ecco da dove viene il mio nome!
Grazie Mario, arrivederci